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Tenji
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mwbgTenji (giapponese: 天智天皇, Tenji Tennō; 626Ōtsu, 7 gennaio 672) è stato il 38º imperatore del Giapponecite-ref-kunaicho-1-0[1].

Contents

Poesia
Note

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Biografia

Principe ereditario

Prima della ascesa al trono imperiale era noto come mweaPrincipe Katsuragi(葛城皇子) e in seguito mweqPrincipe Nakanooe (中大兄皇子).

Figlio degli imperatori mwewJomei e mwfaKōgyoku, sposò la principessa Yamatohime, figlia del principe Furuhitonooe suo fratello.
Nel 645, durante il regno della madre (l'imperatrice Kōgyoku), Tenji si alleò con mwfgNakatomi no Kamatari e fece assassinare il potente ministro Soga no Iruka, ponendo così fine alla forte ingerenza dei mwfwSoga sugli affari di Stato e sulla famiglia imperiale.
L'imperatrice, fortemente colpita da tale evento, abdicò e lo nominò erede al trono. Tenji declinò l'offerta in favore del fratellastro della madre, il principe Karu, che divenne imperatore col nome di mwgqKōtoku, dal quale si fece proclamare erede al trono. Il nuovo sovrano trasferì il trono da mwggAsuka-kyō alla vicina Naniwa, l'odierna mwgwOsaka, il cui porto divenne il più importante della corte Yamato.

Nel secolo precedente, i Soga erano stati tra i primi nobili ad abbracciare il buddhismo, introdotto nella prima metà del VII secolo dalla Corea, e la loro influenza sul sovrano era cresciuta al punto che tale dottrina divenne religione di corte. Ciò aveva scatenato un interminabile conflitto tra gli stessi Soga ed i principali clan di Yamato devoti allo mwhqshintoismo, i Mononobe ed i Nakatomi, che osteggiarono le riforme introdotte dai Soga.

Il declino dei Soga segnò la fine di un'era, la struttura dello stato venne riorganizzata con la promulgazione degli mwhweditti di riforma di Taika, ed il potere venne accentrato maggiormente nella capitale, con l'abolizione dei titoli di tipo feudale conferiti ai capi-clan delle altre province giapponesi. Il buddhismo, ormai diffusosi tra l'aristocrazia, non fu sradicato, ma tornarono ad avere grande importanza a corte i riti shinto. I capi del mwiaclan Nakatomi erano per tradizione i maestri di tali riti ed il suo membro più importante di quel periodo, mwiqNakatomi no Kamatari, prese il posto dei Soga al vertice della gerarchia nobiliare di governo. Divenne così il fondatore del potente mwigclan Fujiwara, dopo che gli fu attribuito il nuovo nome mwiwFujiwara no Kamatari. Gli altri rami della famiglia continuarono a mantenere l'importante ruolo ed il nome Nakatomi.

Alla morte di Kotoku, nel 654 Tenji preferì conservare la carica di principe ereditario ed insediare nuovamente sul trono la madre, che divenne imperatrice con il nuovo nome di Saimei e tornò a risiedere nel vecchio palazzo Itabuki no miya di Asuka-kyō. L'anno successivo la corte si spostò dapprima nel palazzo Kawahara no Miya, poi in quello di Okamoto no Miya, che era stato ricostruito, sempre ad Asuka-kyō. Saimei era stata imperatrice consorte di mwjqJomei nel precedente palazzo Okamoto, dal 630 al 636.

Nel 660, il regno alleato mwjwcoreano di mwkaPaekche (in giapponese: Kudara) cadde nelle mani del mwkqregno di Silla (giapponese: Shiragi), alleato ai cinesi della mwkgdinastia Tang. Il principe decise l'intervento militare a supporto di Paekche, che era caro ai sovrani di Yamato perché da questo regno coreano era stato introdotto alla corte giapponese il buddhismo più di un secolo prima.

Principe reggente

Nel 661 fu pianificato l'attacco e, per l'occasione, la capitale fu spostata da mwlqAsuka-kyō alla lontana mwlgAsakura, una località posta sullo mwlwstretto di Tsushima, di fronte alla Corea, nell'isola di mwmaKyūshū. Tenji assunse la carica di reggente e si insediò nella zona di mwmqYamato, a Naniwa, nel palazzo imperiale Naniwa Nagara-Toyosaki, che era stato la sede della corte durante il regno dello zio Kotoku. Quello stesso anno morì l'imperatrice prima dell'inizio delle operazioni belliche.

Imperatore

Tenji assunse la reggenza alla morte della madre (ma non diventò subito ufficialmente monarca) e portò la capitale ad Ōmi-kyō, nella zona di mwnaŌtsu, nell'odierna mwnqprefettura di Shiga, dove fece erigere il nuovo Palazzo Imperiale Ōmi no Miya, detto anche Palazzo Ōtsu no Miya. Non regnò con l'attuale titolo imperiale di mwng"sovrano celeste"mwnw (tennō?, 天皇), che secondo buona parte della storiografia fu introdotto per il regno del fratello, l'imperatore mwoaTenmu. Il suo titolo fu mwoq"grande re che governa tutto quanto sta sotto il cielo"mwog (Sumeramikoto o Amenoshita Shiroshimesu Ōkimi?, 治天下大王), oppure anche "grande re di Yamato" (ヤマト大王/大君).

Nell'agosto del 661, poco aver assunto la reggenza, 170 navi giapponesi con a bordo circa 5mwpa 000 soldati giunsero nel territorio ancora controllato dai rivoltosi di Paekche. All'inizio del 662 le forze di Yamato ricevettero i rinforzi, 27mwpq 000 uomini al comando di Kamitsukeno no Kimi Wakako (上毛野君稚子) e 10mwpg 000 guidati da Iohara no Kimi (廬原君). La guerra ebbe fine nel 663, con la disfatta giapponese nella mwpwbattaglia di Baekgang, che pose fine alla storia del regno di Paekche.

Nel 668 diventò formalmente sovrano, ma non con il titolo di mwqqTennō, che entrò in uso con suo fratello.

Tenji proseguì la strada delle riforme cominciate con gli mwqweditti di riforma di Taika, che vennero rivisti e trasformati in mwracodice da mwrqFujiwara no Kamatari, nuovo nome del suo alleato Nakatomi no Kamatari. Fu il primo codice giapponese di cui si abbia notizia, in seguito andato perduto, prese il nome di codice Ōmi-ryō, venne promulgato nel mwrw662 ed era composto da 22 volumi riguardanti l'amministrazione del Paese. Il codice si ispirò all'ordinamento giuridico-amministrativo cinese della mwsadinastia Tangcite-ref-samson-2-0[2] nonché agli insegnamenti del mwtqconfucianesimo, e sarebbe stato alla base dell'organizzazione statale per molti dei secoli successivi.

Durante il regno del suo successore mwtwTenmu (672-686) fu preparata la revisione del codice Ōmi-ryō insieme a nuove leggi di diritto penale. La revisione fu distribuita negli uffici governativi solo nel mwua689. Il successivo mwuqcodice Taihō del 701 fu il primo codice giapponese mwugmwuwritsuryō che comprendesse sia il codice penale (mwvaritsu) che quello amministrativo (mwvqryō).cite-ref-samson-2-1[2]

Tenji morì nel 672 e le sue spoglie sono tuttora custodite nel mausoleo mwwwYamashina no misasagi, che si trova a Yamashina-ku, odierno distretto della municipalità di mwxaKyotocite-ref-kunaicho-1-1[1].

Poesia

Quattro sue poesie sono presenti nel mwywmwzaMan'yōshū, è rispettato come il fondatore della dinastia Heian, e la seguente poesia è stata scelta da mwzqFujiwara no Teika come prima nella popolare antologia di mwzgmwzwHyakunin isshu:

(giapponese)

«秋の田のかりほの庵の苫をあらみわが衣手は露にぬれつつ»

(italiano)

«La paglia che ricopriva il tetto della capanna provvisoria sulle rive delle risaie dove si trova il riso del raccolto autunnale è tessuta così grossolanamente che le maniche della mia veste sono inzuppate di rugiada»


Discendenza

Tenji si sposò con Yamatohime (倭姫王), che non gli diede figli. Ebbe altre quattro consorti e diverse concubine, ed ebbe in totale 10 figlie femmine e due maschi. Dapprima nominò il fratello Ōama principe ereditario, facendogli sposare due delle figlie, le principesse Sasara e Oku. In seguito, il primo dei suoi figli maschi, Ōtomo, prese il posto di Ōama come erede al trono e, alla morte di Tenji, divenne imperatore con il nome di mwawKōbun. Ōama non si diede per vinto, dopo otto mesi di regno di Kōbun, lo sconfisse nella mwbaguerra jinshin e salì al trono con il nome di mwbqTenmu.

Due delle figlie di Tenji divennero in seguito imperatrici, mwbwGenmei e mwcaJitō, mentre il secondo dei suoi figli maschi fu il padre dell'imperatore mwcqKōnin.

Ascendenza

Note

cite-note-kunaicho-11. mwfamwfqAgenzia della Casa Imperiale (mwfgKunaichō), mwfw天智天皇 (38), su mwgakunaicho.go.jp.
cite-note-samson-22. mwhg(mwhwmwiaEN) AA. V.V. (Asiatic Society of Japan), mwiqmwigEarly Japanese Law and Administration (di G.B. Sansom), in mwiwThe Transactions of the Asiatic Society of Japan, vol. IX, second series, The Society, 1932, pp.mwja 67-72. Ospitato su biblioteca dell'mwjqUniversità della California.

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Tenji

Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storiaTenchi, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Tenji, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwla(JA) Tenji, su asahi-net.or.jp.
• mwlg(JA) Biografia di Tenji, su kotobank.jp.
• mwma(EN) Tenji, su sacred-texts.com.